Briciole

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OLTRE IL SUONO

Ho sentito dire che per assaporare nel suo profondo il gusto della musica è buon trucco chiudere gli occhi, così da lasciarsi coinvolgere solo dai suoni. Ma in queste brevi righe, vi voglio parlare della magia della musica, che oltre ad aver ascoltato, ho potuto guardare con gli occhi ai concerti del Gruppo Strumentale.

Quasi sempre tutto inizia con un gran brusio e il caos degli strumenti che si accordano, ma una volta che ognuno si è schiarito la voce, è l’ordine. Su quella tela bianca, il direttore inizia a pennellare con gesti decisi e controllati i colori emozionanti dei suoni, riproponendo, interpretandola, l’opera che l’autore per primo dipinse perché fosse riprodotta.

Talvolta nella penombra del teatro è bello lasciare al direttore la fatica dei suoi gesti e ai musicisti l’onere, e l’onore, di seguirli e chiudere gli occhi: viene quasi spontaneo. Così, abbandonati nella comodità della poltrona e protetti dall’intimità del buio, il suono è l’unico indiscusso protagonista.

Ci sono delle occasioni, però, in cui l’istinto è quello contrario: senti che se chiudessi gli occhi, ti perderesti qualcosa. Non penso che questo sia lasciarsi distrarre e portare in secondo piano il suono, ma al contrario, credo sia accorgersi ogni volta della magia che la musica è non solo suono.

È così, che non solo vibri con le onde sonore, ma anche scopri di muoverti assieme ai membri del coro, di cogliere nelle loro espressione la passione, l’impegno e quell’attenzione riservata interamente al direttore che raccoglie gli sguardi di tutti.

È così, che non c’è solo il suono della chitarra, ma anche la concentrazione e la dedizione del giovane allievo inesperto che, proteso verso lo spartito, pizzica deciso, seppur prudente, le corde dello strumento facendo il suo assolo, dapprima teso e preoccupato di sbagliare, ma poi sempre più forte e orgoglioso, mentre sente addosso gli occhi di tutti e si rende conto che sono proprio quelle ore spese a fare e rifare le stesse note che l’hanno condotto a quel momento e a quel brivido così speciali.

Ed è anche così, che si sorride quando il direttore richiama, a eloquenti gesti, i più distratti e che soffermandosi sul viso dei musicisti si intuisce appena il mondo, precluso al pubblico dalle spalle del direttore, che invece si crea e si apre davanti a lui.

Io non sono un’intenditrice, anzi di strumenti e pentagrammi ne so davvero poco, ma ascoltando e osservando il Gruppo, mi sento di dire che la Musica non è solamente quella intesa, in senso un po’ elitario, come perfezione di suoni nel buio, ma anche e soprattutto l’incantesimo della condivisione, della determinazione e del coraggio che tante persone mettono assieme per emozionare e emozionarsi, ogni volta riuscendoci.

Isabella Concina

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